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CONFERENZA STAMPA | Torino – Monza

Abate prima di Torino-Monza: «Dobbiamo sporcarci le mani». E il Toro cerca il tris

Due vittorie consecutive, un Cholito Simeone finalmente tornato al gol e un entusiasmo che comincia a farsi sentire. Il Toro arriva alla sfida con il Monza con qualche certezza in più, ma Ignazio Abate non vuole sentir parlare di svolte. Anzi, alla vigilia della partita preferisce ricordare che il lavoro da fare è ancora tanto.

«Non ero disfattista prima e non sono soddisfatto ora». Una frase che racconta bene la filosofia del tecnico granata, poco interessato ai record e molto più concentrato sulla crescita quotidiana della squadra. Anche la possibilità di conquistare la terza vittoria consecutiva passa in secondo piano: conta continuare a costruire qualcosa di solido.

E contro il Monza, che ha già eliminato il Toro dalla Coppa Italia, servirà soprattutto carattere. «Sarà una partita molto sporca, dovremo sporcarci le mani e mettere qualità dentro lo sporco». Tradotto: pochi ricami, tanti duelli e la capacità di adattarsi a un avversario aggressivo, che non lascia respirare.

Sul fronte formazione, Abate non esclude qualche cambiamento dopo gli impegni ravvicinati. Valuterà le condizioni dei giocatori e sceglierà chi gli darà maggiori garanzie. Intanto si gode la crescita di Ismajli, elogiato non soltanto per la solita combattività, ma anche per la personalità mostrata nella costruzione del gioco. Bene anche Belgali, sul quale il tecnico sta lavorando soprattutto per migliorare la fase difensiva.

E poi c’è Simeone, reduce dalla doppietta di Parma. Abate torna a difenderne il percorso, ricordando come il Cholito abbia sempre messo la squadra davanti alle ambizioni personali. Ammette anche che il passaggio alle due punte lo abbia aiutato: «Con un attaccante forse l’ho messo in difficoltà, con due è sembrato molto più a suo agio».

Chi aspetta ancora il proprio momento è Vlasic. Il tecnico lo considera in grande crescita, ma vorrebbe vederlo giocare con meno pensieri: «È un perfezionista, sta al campo dieci ore al giorno. Deve entrare con più leggerezza». La qualità non si discute, manca soltanto quella scintilla che potrebbe restituirgli anche il sorriso sotto porta.

Ma il passaggio più significativo della conferenza riguarda ancora una volta lo spogliatoio. Abate parla di appartenenza, di giocatori che lottano uno per l’altro e di un’anima che finalmente comincia a vedersi. «È come una pianta, va annaffiata giorno dopo giorno». Un’immagine semplice, ma efficace, soprattutto quando aggiunge che tutto questo, in una piazza come Torino, è un obbligo.

Il Monza arriverà con qualità, fisicità e un Varela particolarmente pericoloso, ma Abate vuole che anche gli avversari trovino un ambiente difficile. «Non vedo l’ora che sia domani. Dobbiamo continuare ad avere questa connessione con la nostra gente».

E allora, caro Toro, niente proclami e niente svolte annunciate. Dopo due vittorie è giusto tenere i piedi per terra, ma davanti alla Maratona sarebbe bello continuare a correre.

Affamati.

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