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Un abbraccio un po’ più lungo

Un abbraccio un po’ più lungo

In ricordo di Angelo Marello: “Casa sua ricordava un po’ la sua officina di corso Tortona: una stratificazione di vita e di amore”

Di Alberto Lovisolo Sabato 25 luglio 2026 È da un po’ che non lo chiamo e che non passo in officina: come un figlio distratto dalla vita, sento il bisogno di alimentare il bene che ci lega. Lo chiamo: « Angel, andoma a mangé mi e ti al Ponte Barra, còs it dis? » « Volontiera, ma a l’é già invitame Gianni Romeo a l’Sporting… ven con nui! » E così passo a prenderlo a casa, in via Madama Cristina, e poi andiamo a prendere il suo amico Gianni. Angelo è sempre stato una buona forchetta, ma quel giorno fa fatica a finire un piatto di spaghetti al pomodoro. C’è una malinconia nuova, non addolcita da quel bel sorriso che sapeva lenire un affanno, una tristezza... un “sagrin”. Lo riporto a casa. « Ven a ca mia un moment, ch’it dago na còsa… » Parcheggio. « Büta nen an órdin,…
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