Abate scuote il Toro: «Dobbiamo diventare più sporchi e incassare meno gol»
La delusione per l’eliminazione dalla Coppa Italia c’è, così come la consapevolezza che il Torino debba ancora trovare una propria identità. Ignazio Abate non cerca alibi dopo la sconfitta, ma prova a leggere la partita andando oltre il risultato. E indica con chiarezza la strada da seguire: maggiore solidità difensiva, più equilibrio e una squadra capace di gestire i momenti di difficoltà.
«Siamo delusi dal risultato, dal fatto di non aver passato il turno e per la nostra gente», ammette il tecnico, riconoscendo però un buon approccio nei primi 25-30 minuti. Il Torino ha creato occasioni e mostrato le qualità necessarie per indirizzare la partita, salvo poi perdere progressivamente distanze e certezze.
È proprio questo il principale campanello d’allarme individuato da Abate. Quando la partita è entrata nella fase di sofferenza, i granata hanno mostrato fragilità e non sono riusciti ad avvertire il pericolo. Un problema che, secondo l’allenatore, va affrontato prima ancora di qualsiasi discorso legato al modulo.
Il problema è l’equilibrio
Contro un Monza disposto uomo contro uomo, il Torino non avrebbe dovuto necessariamente insistere nella costruzione dal basso. L’idea era sfruttare il portiere come uomo libero, svuotare lo spazio davanti all’area e cercare poi il gioco diretto. Nei primi minuti il piano ha funzionato, anche grazie alla capacità di vincere le seconde palle.
Poi qualcosa si è inceppato.
«È una partita di duelli: chi vince più seconde palle riesce a sviluppare il gioco», spiega Abate. Il Torino, dopo una buona prima mezz’ora, ha invece perso le distanze e la possibilità di controllare la gara, finendo dentro una continua successione di transizioni.
Il tecnico individua quindi nella fase difensiva il principale margine di crescita: «La nostra crescita passerà solo ed esclusivamente da una fase difensiva di un livello diverso».
Non è soltanto una questione di uomini o di disposizione tattica. È soprattutto una questione di letture, distanze e gestione delle energie. Il Torino deve capire quando andare a mordere alto e quando, invece, abbassarsi e proteggere meglio gli spazi.
«Bisogna diventare più sporchi»
È probabilmente il concetto più significativo espresso da Abate nel corso della conferenza.
Il Torino deve imparare a gestire i momenti della partita nei quali non può permettersi di giocare con la stessa intensità e ambizione. Deve saper soffrire, sporcare la partita, leggere il pericolo e soprattutto evitare di concedere situazioni semplici agli avversari.
Abate cita emblematicamente gli ultimi minuti del primo tempo: il pallone è rimasto troppo a lungo nei pressi dell’area granata senza che la squadra riuscisse a reagire adeguatamente.
Il problema, dunque, non è soltanto subire un gol. È arrivare a concedere all’avversario la possibilità di costruire quella situazione.
«Prendere un gol in meno ti porta un punto in più in classifica o anche tre», sottolinea il tecnico. Un concetto semplice, ma che fotografa perfettamente la priorità del momento.
Il mercato è finalmente alle spalle
Un altro tema centrale della conferenza riguarda il mercato.
Abate ammette che le ultime settimane non sono state semplici: diversi giocatori si sono trovati in situazioni ancora da definire e questo, inevitabilmente, ha condizionato il lavoro quotidiano.
Ora però il mercato è terminato e il tecnico può finalmente lavorare con una rosa più definita.
«Da domani sappiamo chi siamo», è il concetto espresso da Abate.
Il Torino ha rinforzato le fasce e aumentato la qualità del centrocampo con due innesti importanti. Adesso, secondo l’allenatore, bisogna trasformare la qualità individuale in una vera identità collettiva.
E qui entra in gioco anche l’aspetto mentale: «Dobbiamo creare un’identità sia di gioco sia di squadra vera e propria, soprattutto di spirito».
Mandragora e Bragança alzano la qualità
Abate non nasconde la soddisfazione per i nuovi arrivi.
Su Rolando Mandragora il giudizio è particolarmente netto: giocatore di spessore, leader, carismatico, con esperienza del campionato italiano e conoscenza dell’ambiente granata. Un acquisto che il tecnico considera «importantissimo».
Anche Daniel Bragança viene accolto con grande entusiasmo. Abate ne sottolinea talento e qualità e spiega che può essere utilizzato sia in mediana sia in una posizione più avanzata.
La sfida sarà trovare il modo di farli convivere senza perdere equilibrio. Perché anche in questo caso la priorità resta la stessa: costruire una squadra capace di difendere con maggiore efficacia.
Il 3-5-2 resta un’opzione
Il possibile cambio di modulo rimane sul tavolo.
Abate non esclude il 3-5-2 e ammette che giocare con due punte rappresenta una possibilità concreta. Ma non vuole trasformare il sistema di gioco nel centro del dibattito.
«I moduli lasciano il tempo che trovano», spiega il tecnico.
Si può giocare a quattro oppure a cinque: ciò che conta è trovare la giusta solidità, stabilire l’altezza della squadra e soprattutto ridurre le distanze tra i reparti.
La sensazione è quindi che Abate voglia prima capire come i nuovi giocatori possano inserirsi nel sistema e soltanto successivamente scegliere l’abito tattico definitivo.
Ma serve ancora un difensore
Se c’è un’indicazione precisa sul mercato, arriva dal reparto arretrato.
Abate conferma la necessità di un braccetto sinistro, senza però fare nomi e senza entrare nelle strategie della società.
Una richiesta che si inserisce perfettamente nel quadro tracciato dal tecnico: il Torino deve aumentare la propria solidità e il reparto difensivo rappresenta ancora un’area sulla quale intervenire.
«Adesso abbiamo tutto per migliorare»
Nonostante la delusione, Abate non vuole però dipingere un quadro completamente negativo.
Il tecnico sottolinea l’impegno mostrato dalla squadra e racconta di aver iniziato a percepire, nell’ultima settimana, qualcosa di diverso anche sul piano dello spirito.
I nuovi acquisti hanno portato entusiasmo e innalzato il livello tecnico. Ora spetta allo staff trasformare questi elementi in una squadra più equilibrata e consapevole.
«Le chiacchiere stanno a zero», avverte Abate. Servono lavoro, umiltà e perseveranza.
E anche i fischi del pubblico, arrivati al termine della partita, vengono accolti senza polemiche. I tifosi hanno sostenuto la squadra per 95 minuti, poi hanno manifestato la propria insoddisfazione. Per Abate è comprensibile: «Si aspettano di più, ma da noi ci aspettiamo di più da noi stessi».
Il messaggio finale è già rivolto alla prossima trasferta: Firenze.
Il Torino deve recuperare energie, ripartire e cercare punti. Perché, nella visione di Abate, la strada per uscire dalle difficoltà passa da una sola direzione: meno gol subiti, più equilibrio e una squadra finalmente capace di diventare squadra nei momenti decisivi.
