Bonetto:
Al presidente vorrei fare tante domande. Cerco di essere sintetico, anche se sono 21 anni che faccio domande al presidente. Lei, presidente, conosce questo stadio da 20 anni.
Prima di chiederle spiegazioni o riflessioni su una possibile vendita del Torino, resto ancora un momento sulla questione stadio e sulla contestazione.
Le dico a pelle quello che provo: ci conosciamo dal 2005, lei vive questo stadio da 20 anni e il sindaco, ancora un mese fa, diceva: “Entro la primavera, entro giugno, bisogna risolvere la questione stadio”.
Il Torino dovrà presentare l’iscrizione — speriamo in Serie A — indicando lo stadio fino a giugno 2027. Avete una proroga d’affitto fino a dicembre: poi, da gennaio, dove si andrà a giocare? A Novara?
Le chiedo: non è un po’ tardi arrivare a fine febbraio-inizio marzo e dover ancora valutare quanto potrebbe costare lo stadio? Quanti interventi straordinari servono? Che piova sugli spettatori si sa da due anni.
Siamo qui ogni due settimane. Lei può girare liberamente per lo stadio con Bellino e i suoi consiglieri. Non è arrivato ieri. Siamo a marzo e bisognerà presentare un’offerta al Comune, poi partire con una trattativa.
Come si può pensare che questa sia una programmazione lungimirante, seria, svolta per tempo e nel modo migliore possibile?
Chiudo questa mia — forse la vuole chiamare filippica — sulla questione stadio e le chiedo anche della contestazione e della possibile vendita del club.
C’è un Cairo presidente di RCS e delle sue attività imprenditoriali che passa da un successo all’altro. E c’è un Cairo presidente del Torino che ha sommato record negativi.
Per parlare del pubblico bisogna tornare al 2005-2006. Per parlare di Europa bisogna tornare indietro di dieci anni. Altre squadre hanno avuto problemi, ma il Torino continua a non cambiare nulla in 21 anni.
Lei è stato anche l’unico presidente nella storia del Torino a fare tre campionati consecutivi di Serie B. Parlo del presidente, non della squadra.
Allora le chiedo: a quale presidente dobbiamo credere? All’imprenditore o al presidente del Torino? E non è un clamoroso ritardo sulla questione stadio? Il primo luglio dove sarà il Torino?
Cairo:
Grazie della domanda.
Per quanto riguarda lo stadio, forse non segui tutte le vicende. Il Comune è stato in grado di dichiararsi disponibile a vendere lo stadio soltanto a gennaio, perché prima c’erano le ipoteche.
Bonetto:
Mi scusi, le ipoteche sono state tolte in estate.
Cairo:
No, assolutamente no. Sono state tolte a gennaio.
Bonetto:
Presidente, le ipoteche — secondo le dichiarazioni del sindaco — sono state tolte in estate. Sta dicendo che il sindaco ha detto una bugia?
Cairo:
No, le ipoteche sono una cosa recente.
Bonetto:
Le ipoteche risalgono a giugno scorso. Altrimenti significherebbe che sindaco, assessore, giunta e Agenzia delle Entrate hanno detto il falso.
Cairo:
Stiamo parlando di uno stadio che non era disponibile per la vendita perché gravato da ipoteche. Oggi lo è.
Ci siamo incontrati con il sindaco ed è iniziato un confronto per valutare i termini. C’è anche il tema della perizia, che non c’era ed è stata fatta di recente. Io non conosco ancora il valore della perizia, ma dovremmo saperlo a breve.
Le ipoteche erano un macigno che rendeva impossibile ipotizzare una vendita. Questo è quanto.
Bonetto:
Resta il fatto che le ipoteche sono state rimosse a luglio e oggi siamo a marzo. Non mi sembra il comportamento del miglior presidente possibile, almeno nei tempi.
Le chiedo: nella prossima stagione si vede ancora presidente del Torino? Ha dato un mandato per la vendita? È disposto a vendere? Non ci sono acquirenti perché non esistono o perché chiede troppo?
Inoltre: è peggio uno stadio con 25.000 tifosi che contestano o uno con 5-6.000 presenti in silenzio o che fischiano? Ci sono bambini e nonni che non vogliono più seguire il Torino perché soffrono e non si riconoscono più.
Presidente, davanti a un fallimento progettuale e sportivo — 22 cambi di allenatore, 18 in 21 anni — si vede ancora alla guida del Torino? Ha dato mandato per la vendita? Ha ancora voglia di guidare il Torino?
Cairo:
Sugli allenatori: dal 2011 abbiamo avuto Ventura per 5 anni, Juric per 3, Mazzarri per 2. Tre allenatori in 10 anni. A volte i cambi si fanno perché vanno fatti.
Per quanto riguarda la vendita: un anno fa ho detto pubblicamente che ero disponibile a vendere il Torino, se fosse arrivato qualcuno più bravo e disposto a investire di più.
Ad oggi non ho ricevuto offerte concrete. Ho dato disponibilità pubblica, ma nessuno si è presentato con un’offerta formale.
Bonetto:
Forse dare un mandato…
Cairo:
Non sai se c’è. Sono anche cose riservate.
Bonetto:
Sulla contestazione, presidente: il progetto Cairo sta facendo scappare i tifosi.
Cairo:
Quando ho preso il Torino, il Torino era fallito. Nei dieci anni precedenti aveva fatto sei anni di Serie B e quattro di Serie A, retrocedendo tre volte.
In nove mesi siamo andati in Serie A. Siamo retrocessi e poi tornati. Sono 14 anni che siamo in Serie A.
Otto di questi nella parte sinistra della classifica. Due volte in Europa. Due settimi posti, quattro noni, due decimi, un undicesimo e un dodicesimo.
Ci siamo salvati in alcune stagioni, ma non vedo questo disfattismo. Il Toro che ho preso io non era quello degli anni ’70 o del Grande Torino. Era un Toro con enormi problemi.
Bonetto:
Tornando allo stadio: lei ha parlato di importanti lavori di manutenzione che non spettano al Torino. Un mese fa, contro il Lecce, ci sono stati problemi seri durante la partita.
La domanda è: vale davvero la pena? Se gli interventi fossero troppo importanti, si sta valutando anche un percorso alternativo? Se questo stadio non fosse più adeguato o non meritasse di essere la casa del Torino?
Cairo:
Spero sia possibile trovare un accordo con il Comune che sia proficuo per entrambi.
Siamo legati a questo stadio, intitolato al Grande Torino. È uno stadio storico per la città.
Stiamo lavorando per presentare un’offerta accettabile, tenendo conto degli investimenti necessari e delle valutazioni degli altri stadi in Italia.
Il nostro obiettivo è trovare un accordo con il Comune.
