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La salita delle centomila fiaccole

Lo scudetto è vinto, la strada si illumina e centomila tifosi raggiungono la basilica di Superga

Certe vittorie non restano chiuse in un albo d’oro: escono dagli stadi, invadono le strade e finiscono per diventare parte della memoria collettiva. A Torino, nel '76, lo scudetto granata non fu soltanto un trionfo sportivo, ma un evento identitario, un riscatto emotivo. E la sua immagine più potente non è quella di una coppa alzata al cielo, bensì una lunga scia di fuoco che, nella notte, sale verso Superga. Per comprendere davvero cosa rappresentò quella stagione bisogna tornare a quel Torino guidato da Gigi Radice: un gruppo entrato nel mito, simbolo di un calcio fatto di sacrificio e coraggio. Il capitano era Claudio Sala, riferimento tecnico e carismatico, mentre in attacco brillava la coppia che fece tremare l’Italia: i “gemelli del gol”, Pulici e Graziani. Era un Toro grintoso e spettacolare, bello da vedere e difficile da piegare. Soprattutto, era una squadra che non si accontentava di lottare: voleva…
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