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Torino, il club aspetta le scuse di Nkoulou, ma lui rilancia: “Si sono rifiutati di cedermi”

Da allora il difensore non ha più visto il campo, nel frattempo il mercato è finito e Nkoulou è rimasto a Torino, dove lavora da solo e in orari diversi da quelli dei compagni, con cui di fatto non ha più incontri. Per interrompere questo 'esilio', il club granata pretende che il giocatore si scusi con l'allenatore, la società e il resto del gruppo, ma il difensore camerunese non sembra aver alcuna intenzione di fare retromarcia e anzi rilancia parlando con L'Equipe: “Io sono un uomo leale e onesto - ha dichiarato - Nella mia carriera mai nessun compagno, allenatore o dirigente ha mai messo in dubbio la mia professionalità e ancor meno la mia educazione. Un professionista deve informare il suo datore di lavoro se non è nelle migliori condizioni possibili per svolgere il suo lavoro ed è quello che ho rispettosamente fatto”. “Per me a definire un uomo è il rispetto della parola data - ha aggiunto Nkoulou - Sfortunatamente mi sono reso conto che gli impegni sono difficili da mantenere. Ho preso atto del fatto che la società si è rifiutata di farmi partire nel corso dell'estate. Fedele a quelli che sono i miei principi, torno al lavoro, senza che tutto questo disturbi la mia professionalità o la difesa dei colori del Torino”.  Urbano Cairo ha replicato così a Nkoulou: "Il giocatore sa quello che deve fare. Ci vuole rispetto per a società, mister e compagni. È arrivato da noi 2 anni fa, non l'avevo neanche trattato io. Terminata la stagione il suo agente mi ha detto che c'era un'opportunità di andare al Siviglia. Ma io non volevo venderlo, perché aveva fatto bene con noi. Allora mi era stato detto che Petrachi aveva promesso di cederlo, cosa che a me non era stata riportata. Ho detto che doveva restare".  
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