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Per chi sbaglia c’è la panchina

Il Torino è partito quest'anno con l'idea di confermare le caratteristiche della scorsa annata, quella - molto positiva - dei 63 punti. Contando sull'esperienza accumulata per migliorare sul piano della mentalità (gestione dell'entusiasmo, riduzione dei cali di concentrazione) e sperando di colmare grazie al mercato la più grande lacuna emersa, la poca qualità negli ultimi 20-30 metri di campo. Sono passate solo sei giornate ed è tanto incauto quanto ingiusto stilare oggi giudizi delineati, ma l'avvio di campionato ha detto che c'è stato qualche intoppo. Dal punto di vista della mentalità i problemi per ora sono sempre lì (vedi Torino-Lecce, vedi i gol presi a Parma dopo 58 secondi, a un minuto dall'intervallo e a cinque dal fischio finale). Non solo: il punto forte della scorsa annata, la solidità difensiva, si è sgretolata all'improvviso, per tanti motivi. I dieci gol subiti in sei partite, corredati da tutte le parate salva-risultato di Sirigu (sin qui almeno due in tutte le partite giocate) non possono non preoccupare: nascondere i problemi vorrebbe dire fare il male del Torino. [fncvideo id=561631 autoplay=false] Per iniziare a risolverli, ci pare buona cosa ripartire dai giocatori che più danno affidabilità. Perchè la partita del Tardini ha confermato che un potenziale c'è, ma che questo viene vanificato da alcuni elementi che, nel migliore dei casi, sono ancora immaturi. In primo luogo ovviamente c’è l’espulsione di Bremer: quando giochi in dieci per un’ora poi può succedere di buscare gol nel finale, mentre in parità numerica probabilmente avremmo commentato un'altra partita. Ma anche altri strafalcioni sono stati deleteri. Citiamo ad esempio l’occasione da rete sciupata da Meité subito dopo il rigore parato da Sirigu e il gol di Inglese nel finale. Sbagliano Nkoulou e Izzo, ma non è ammissibile il fatto che Aina cammini distrattamente invece di accorciare su Inglese. La verità è che il Torino ha un potenziale, ma deve smetterla di farsi del male da solo. Sta a Mazzarri trovare le contromisure e ripartire da chi davvero si è dimostrato più affidabile ci pare la prima cosa da fare. Ora i giocatori - incrociando le dita - sono tutti a disposizione dal punto di vista medico, e con il tempo chi ne ha bisogno affinerà la sua condizione fisica. Le possibilità di scelta a disposizione dell'allenatore stanno diventando ampie: se possibile, come richiede la meritocrazia, chi sbaglia deve sedersi in panchina.L'articolo Per chi sbaglia c’è la panchina sembra essere il primo su Toro News.
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