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Non per la vetta

Siamo onesti: dopo il Wolverhampton in quanti speravano di raccogliere sei punti tra Sassuolo e Atalanta? Rispondo: pochi, pochissimi. E onestamente, le ragioni per dubitarne non mancavano. Il contraccolpo appariva rischio concreto, così come un certo debito fisico minacciava sornione dietro l’angolo, quasi quasi “giustificato” dal tour de force di molti giocatori dovuto ai tanti infortuni. Fatti alla mano, evidentemente si sottovalutava il carattere della squadra, che ha sorpreso e non poco. E quindi, tant’è: il Toro è riuscito a tirare fuori il massimo, e per una strana combinazione della classifica, se domani vincesse contro il Lecce si ritroverebbe prima della classe, dopo tre giornate, a pari punti con l’Inter. Ma per favore, non facciamolo “per la vetta”. O peggio, per stare quella giornata davanti agli innominabili cugini. Sarebbe inseguire, sbandierare, un traguardo effimero, irrealistico, e che ha davvero poco a che fare con la reale aspirazione del Toro. Anzi: rischierebbe di far perdere il focus e la misura ad una piazza che non ha bisogno di ulteriori illusioni e sbalzi umorali, ma che necessita invece di una prospettiva a lungo termine, realistica e positiva. Festeggiare un probabile primo posto alla vigilia della terza giornata (oltre che apparire grottesco) sarebbe un po’ come organizzare la cena della pensione dopo due anni di lavoro: renderebbe solamente più faticoso il cammino, già di per se molto lungo. Un passo alla volta, quindi: quella contro il Lecce è partita difficilissima, nonostante (o a causa) gli zero gol segnati finora dai salentini. Una gara da vincere a qualunque costo per rafforzare una mentalità che sorprendentemente non si è scalfita (che si sia invece rafforzata?) dopo la supposta batosta europea. Vincere, dunque, per portare questo tris a casa, ma per se stessi e (non ancora) per fare la gara sugli altri. Vincere per chi ci ha creduto dopo il Wolverhampton, e anche per chi non ci ha creduto, è rimasto deluso, ma ha sempre e comunque remato dalla parte giusta. Ma bisogna vincere soprattutto per chi, talebano sulla rete, si proclama tifoso del Toro e butta veleno ogni giorno, godendo di una sconfitta, dalla trincea del fondamentalismo anti-societario o anti-qualcos’altro, tacendo dopo una vittoria della propria squadra, rosicando in silenzio. Lasciamoli silenziosi in un angolo, si vinca anche per loro. Non per la vetta, ma per tutti. Per una mentalità che, magari, si scopra finalmente vincente. E lungimirante.L'articolo Non per la vetta sembra essere il primo su Toro News.
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