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Me grand Giovanni Arpino

Come mai Giovanni Arpino è importante per la storia del Torino? Sotto quale aspetto Arpino e i granata possono dirsi legati? Le ragioni per cui spesso si sente associare il suo nome a quello del Toro sono due. E una volta che le scoprirete vi verrà da assentire e sospirare un “oh” di meraviglia. Giovanni Arpino nasce a Pola nel 1927, ma tutta la sua vita si consumerà nel capoluogo piemontese. Laureatosi in Lettere presso l'Università degli Studi di Torino, pubblica il suo primo romanzo il 10 dicembre del 1952. Ed è subito un trionfo. A carrettate arrivano proposte di collaborazione con i giornali e incarichi presso l’Einaudi da parte di figure intellettuali del calibro di Elio Vittorini. È del 1964 la sua partecipazione al Premio Strega, che Arpino conquista con il romanzo L’ombra delle colline. https://www.toronews.net/columnist/che-cose-il-day-of-days-granata/ Spinto da un’instancabile passione per la scrittura, Arpino lavorò per quasi tutta la vita come giornalista sportivo sulle pagine del Guerin Sportivo e della Stampa, per poi passare alla Cronaca per il Giornale di Indro Montanelli. Come mai il suo nome è spesso associato alla storia calcistica del Toro? Per due ragioni fondamentali. In primo luogo, Arpino è stato l’inventore del celebre termine “Tremendismo Granata”. Nell’immaginario torinista l’accezione è qualcosa di Per il poeta, tremendista è il club che dimostri di costituire una sfida per chiunque. E nello specifico, la definizione più calzante è la seguente: Leggi anche: Cosa il lega il Toro al 24 febbraio? Una squadra di orgoglio, di rabbie leali, di capacità aggressive, mai vinta, temibile in ogni occasione e soprattutto quando l’avversario è di rango: tutto questo significa “tremendismo” . https://www.toronews.net/columnist/il-toro-e-la-scaramanzia-di-piazza-san-carlo/ Il supporto di Arpino alla filosofia granata non si ferma certo al conio di un nuovo termine. Sua è infatti la poesia Me grand Türin, anthem insuperato che suscita ancora oggi lacrime di commozione in qualsiasi tifoso che ne legga anche solo una strofa. Ve la ripropongo sia tradotta che in originale. Me grand Turin Ma ‘n fiur l’aviu Russ cume ‘l sang fort cume ‘l Barbera veuj ricurdete adess, me grand Turin. En cui ani ‘d sagrin unica e sula la tua blessa jera. Vnisìu dal gnente, da guera e da fam, carri bestiame, tessere, galera, fratej mort en Russia e partigian, famìe spiantià, sperduva ogni bandiera. A jeru pover, livid, sbaruvà, gnanca ‘n sold ‘n sla pel e per ruschè at duvavi suriè, brighè, preghè, fina a l’ultima gusa del to fià. Fumè a vurià dì na cica ‘n quat, per divertise a duvìu rii ‘d poc, per mangè a mangiavu fina i gat, geru gnun: i furb cume i fabioc. Ma ‘n fiur l’aviu e t’jeri ti, Turin, taja ‘n tl’asel jera la tua bravura, giuventù nosta, che tuti i sagrin purtavi via cunt tua facia dura. Tua facia d’uveriè, me Valentin!, me Castian, Riga, Loik e cul pistin ‘d Gabett, ca fasia vni tuti fol cunt vint dribbling e poi jera già gol. Filadelfia! Ma chi sarà ‘l vilan a ciamelu ‘n camp? Jera ne cuna ‘d speranse, ‘d vita, ‘d rinasensa, jera sugnè, criè, jera la luna, jera la strà dla nostra chersensa. T’las vinciù ‘l Mund. a vintani t’ses mort. Me Turin grand me Turin fort. Traduzione Ma avevamo un fiore Rosso come il sangue forte come il Barbera voglio ricordarti adesso, mio grande Torino. In quegli anni di affanni unica e sola la tua bellezza era. Venivamo dal niente, da guerra e da fame Carri bestiame, tessere, galera, fratelli morti in Russia e partigiani, famiglie separate, perduta ogni bandiera. Eravamo poveri, lividi, spaventati, neanche un soldo sulla pelle e per lavorare e dovevi sorridere, brigare, pregare fino all’ultima goccia del tuo fiato. Fumare voleva dire una cicca in quattro, per divertirsi dovevamo ridere di poco, per mangiare mangiavamo perfino i gatti, non eravamo nessuno: i furbi come gli sciocchi. Ma avevamo un fiore ed eri tu, Torino, tagliata nell’acciaio era la tua bravura, gioventù nostra che tutti i dispiaceri portavi via con la tua faccia dura. La tua faccia d’operaio, mio Valentino! mio Castigliano, Riga, Loik, e quella peste di Gabetto, che faceva venire tutti matti con venti dribbling ed era già gol. Filadelfia! Ma chi sarà il villano a chiamarla un campo? Era una culla di speranze, di vita, di rinascita, era sognare, gridare, era la luna, era la strada della nostra crescita. Hai vinto il Mondo, a vent’anni sei morto. Mio Torino grande Mio Torino forte. I versi espongono in maniera lampante e cristallina tutto quello che il Toro ha rappresentato e continua a significare per la storia del capoluogo piemontese e per l’Italia intera. Una squadra che ha fatto sempre come le onde del mare quando scelgono di andare addosso agli scogli pur sapendo che l’urto le farà retrocedere di qualche passo, e tuttavia continuano, perseverano, si inerpicano tra le rocce e, comunque vada, riescono a lasciare traccia del loro passaggio. Così è per i granata, siano essi Invincibili o deludenti, non saranno mai dei semplici “mestieranti del pallone”, ma dei combattenti fieri, furiosi e impossibili da assoggettare.   Laureato in Lingue Straniere, scrivo dall’età di undici anni. Adoro viaggiare e ricercare l’eccellenza nelle cose di tutti i giorni. Capricorno ascendente Toro, calmo e paziente e orientato all’ottimismo, scrivo nel segno di una curiosità che non conosce confini. Disclaimer: gli opinionisti ospitati da Toro News esprimono il loro pensiero indipendentemente dalla linea editoriale seguita dalla Redazione del giornale online, il quale da sempre fa del pluralismo e della libera condivisione delle opinioni un proprio tratto distintivo.L'articolo Me grand Giovanni Arpino sembra essere il primo su Toro News.
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