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Cairo-Vagnati-Giampaolo: la certificazione di un progetto fallito

Ci sono pareggi che fanno più male di certe sconfitte e quello con lo Spezia è sicuramente uno di quelli più dolorosi dell'intera storia del Torino: perché ha sancito il record storico negativo di zero vittorie casalinghe in un intero girone di campionato (mai successo) , perché a memoria d'uomo non ricordo il Toro aver mai giocato un'intera partita in superiorità numerica (mai successo, semmai il contrario…), perché non si è mai vista una squadra che in 11 contro 10 non fa un tiro in porta (mai successo) e soprattutto perché lascia ben radicata nella mente di noi tifosi la netta sensazione che il nostro destino sia segnato (successo qualche volta, vero, ma avrei ardentemente sperato che non succedesse mai più…). LEGGI ANCHE: Toro, nessuna scusa: muoversi sul mercato è imprescindibile Torino-Spezia è la pietra tombale sul (presunto) progetto messo su da Cairo con Vagnati e Giampaolo: cronaca di un fallimento annunciato perché tutti e tre non ne hanno azzeccata una. Cairo per aver fatto scelte assurde (in primis assumere Vagnati e Giampaolo) e, come sempre, non essersi affidato a qualcuno che di calcio ne capisca, Vagnati per aver dimostrato in fase di costruzione della squadra di non avere nessuna idea brillante per migliorare la rosa e ancora meno capacità di promuovere le sue presunte capacità di ds al cospetto di colui che gli paga lo stipendio e Giampaolo per aver accettato la panchina del Toro sapendo che la rosa che ereditava era ciò che di più lontano si possa immaginare dalla sua idea di calcio e il suo nuovo presidente ciò che di più lontano possa esistere da uno che rispetta le proprie promesse. In questa tragicommedia dell'assurdo, si è arrivati, e prima o poi doveva succedere, al punto di non ritorno, quello in cui la corda si spezza e qualcuno alla fine paga. Siccome il presidente non può licenziarsi da solo (ma potrebbe prendere in considerazione seriamente l'ipotesi di passare la mano e mettere in vendita ad un prezzo congruo la società…) e i ds bravi non crescono sugli alberi e peraltro anche ne arrivasse uno nuovo avrebbe meno di due settimane per fare miracoli sul mercato e non si sa neppure con quali soldi, chi paga per tutti è l'allenatore e tutto sommato è una mossa che va provata per dare una scossa alla baracca. Perché Giampaolo sarà anche una persona perbene, un professionista serio ed un allenatore con una rispettabilissima e godibilissima idea di calcio in testa, ma un conto è fare lo stratega al quartier generale ed un conto fare la guerra in trincea. Dopo un inizio con barlumi di calcio giocato e valangate di gol presi, Giampaolo ha provato a trasformarsi, per provare ad evitare di colare a picco, in ciò che non è: un allenatore da palla lunga e pedalare. A questo punto della stagione se il Toro deve lottare per non retrocedere cercando di fare più punti possibili con un gioco brutto, sporco, cattivo, ma efficace, in panchina deve esserci un allenatore con quelle caratteristiche, non un filosofo del calcio. Se si è maestri di scacchi non ci si può improvvisare anche maestri di kickboxing… LEGGI ANCHE: Natale 2021: sarà così per il Toro? Di sicuro Torino-Spezia purtroppo segna un momento di rottura inevitabile per il modo in cui è andata: non è il risultato in sé, ma la brutta sensazione che si lascia dietro a preoccupare tutti noi tifosi. Oggettivamente, e a onor del vero, ha ragione Giampaolo a dire che la squadra è migliorata: ha fatto 7 punti in 5 partite, una media di 1,4 punti a partita che a rigor di logica sarebbe fin una media salvezza. Il problema è che nel calcio i numeri contano fino ad un certo punto perché spesso più dei numeri sono le svolte psicologiche negative o positive ad incidere e a determinare l'andamento di partite o addirittura di intere stagioni. Al Toro servono eventi positivi di rottura con il passato: un nuovo mister, nuovi giocatori che portino qualità e freschezza mentale nel gruppo, qualche giocatore della rosa attuale che si sblocchi e inverta il proprio trend negativo. Qualcuno deve accendere questa miccia: che siano i soldi investiti sul mercato, le urla di un nuovo allenatore o i gol e le giocate di qualche giocatore che dia una svolta alle proprie prestazioni a me poco importa. Io voglio e pretendo che la società è la squadra lottino alla morte fino all'ultima giornata. Perché peggio di retrocedere c'è solo retrocedere senza aver fatto nulla per evitarlo…L'articolo Cairo-Vagnati-Giampaolo: la certificazione di un progetto fallito sembra essere il primo su Toro News.

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