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Il circo mediatico che ruota attorno a un pallone ha bisogno dei suoi attori, personaggi di un grande show che esalta attitudini e difetti tipici di ogni uomo. La comunicazione, il rapporto con il palcoscenico, lo stare in scena prima, durante e dopo una partita può spostare gli equilibri, non solo in TV e sui giornali, con la tifoseria o la dirigenza, ma pure in campo. La sceneggiatura perfetta per capire il lato profondo di tale dinamica l’ha offerta la staffetta che poco più di un anno fa portava Mazzarri sulla panchina del Toro al posto dell’esonerato Mihajlovic. Due physique du rôle ben diversi. Viscerale e scontroso, uno che non le manda certo a dire, il serbo. Non meno sanguigno il toscano, ma più abbottonato, avvezzo a una certa diplomazia pallonara. Insomma, sulla difensiva comunque. Se la società cercava, con il cambio di guida tecnica, una virata secca rispetto a quel che si lasciava alle spalle, l’ingaggio dell’ex mister di Napoli, Inter e Samp non poteva essere scelta più azzeccata.

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ALL’ATTACCO SEMPRE - Alzi la mano chi non ricorda Mihajlovic zittire Vialli in collegamento Sky dopo il derby del maggio 2017. Oggetto del contendere, l’espulsione di Acquah per un’entrata – da applausi, n.d.r. – su Mandzukic. Un pugno in faccia alla correttezza del commentatore sportivo e nessuna replica che per il mister granata valesse la pena ascoltare. Perché Miha è Miha, schietto e fin troppo diretto (qui alcune sue sortite cult), a volte capopopolo capace di aizzare le folle, a volte prepotente nei modi, senza mai la paura di prenderle. Come quando, sempre dopo la stracittadina, rispondeva ai cori razzisti dei bianconeri così: “Zingaro? Me lo dicano in faccia, li aspetto volentieri. Dico anche dove abito, sono al Principi di Piemonte. Vediamo se hanno ...